
La pedagogia di don Milani
Don Lorenzo Milani (1923-1967) fu un sacerdote e pedagogo italiano noto per la sua dedizione alla promozione dell'educazione inclusiva e alla lotta contro le disuguaglianze sociali. Fondò la scuola "Barcone" a Barbiana, un'istituzione rivolta a ragazzi emarginati, promuovendo un approccio educativo basato sulla partecipazione attiva degli studenti e sull'affrontare le ingiustizie sociali. Una originale pastorale missionaria incentrata sulla scuola e sull'educazione ritenuta veicolo di liberazione interiore e di emancipazione civile.
Milani si oppose apertamente alla segregazione sociale e alla povertà, incoraggiando una formazione critica e una coscienza sociale nei suoi studenti. La sua opera più nota è "Lettera a una professoressa," un testo in cui esprime le sue idee sulla scuola, l'istruzione e la società, sottolineando l'importanza di un insegnamento che sia strumento di emancipazione per tutti.
Vicino ai poveri
L'uscita dal seminario e l'ordinazione sacerdotale lo mettono a contatto con situazioni e ambienti del tutto nuovi per lui, che apparteneva a un ceto intellettuale benestante. Lo colpì profondamente il vissuto religioso degli strati popolari la povertà culturale degli operai la miseria e la emarginazione dei contadini Montanari. Declinerà la sua vocazione sacerdotale con quella di educatore esercitando il suo magistero nella pratica dell' insegnamento. A San Donato apre una scuola popolare serale maschile a a Barbiana organizza anche una scuola pomeridiana post elementare mista.

I suoi scritti:
- Gli articoli pubblicati sul quindicinale di Don Mazzolari Adesso
- Esperienze pastorali (1958)
- Le tre lettere pubbliche e collettive redatte assieme agli allievi di Barbiana tra il 1964 e il 1967, ovvero Lettera ai cappellani militari, Lettera ai giudici, Lettera a una professoressa
Le Esperienze pastorali (1958) di Barbiana
L'opera racchiude un decennio di iniziative e di riflessioni pastorali educative dal quale emerge una acuta comprensione delle minacce che - ben più del comunismo - sfidano il cristianesimo e che l'educazione opolare può arginare: l'individualismo borghese, con il suo edonismo e con l'utilitarismo egoistico, e l'economia capitalistica, con il suo indirizzo anti-personalista e con le conseguenti ingiustizie sociali.
Intuisce inoltre molto profeticamente la natura diseducativa delle trasmissioni televisive che portano con sé una standardizzazione culturale,un conformismo intellettuale vuoto di veri valori e l'atrofizzarsi del senso critico.
A Barbiana si fa radicale la cifra pedagogica del dare la parola ai poveri e di lasciare che esprimino i loro valori e la loro cultura. La pedagogia della parola aveva come essenza vera l'amore, perché l'amore era parola e dialogo.
Si accentua inoltre l'importanza della Dimensione comunitaria e si delinea con maggior nettezza un metodo fondato su:
- centralità dell'educatore maestro
- mutuo insegnamento
- pratiche innovative quali assenza di voti, di esami e di sospensioni
- la centralità dell'educazione linguistica fondata sull'analisi lessicale ed etimologica
- la scrittura collettiva di testi tramite raccolta di dati
- lettura del quotidiano come testo privilegiato (per collegare la scuola alla società ed esercitare l’analisi critica del quarto potere)
- la preparazione di domande da porre agli intellettuali in visita a Barbiana
- viaggi istruttivi

Complessivamente, l'innovazione didattica della scuola pomeridiana di barbiana risiede nell' aver applicato gli indirizzi dell'educazione popolare, pensati per gli adulti, ai ragazzi partendo dalla consapevolezza che anche il bambino ha una dimensione di maturità e di problematicità, di senso critico e desiderio di indagine.
Lettera ai cappellani militari (1965)
In risposta a una lettera dei cappellani militari in congedo che definivano l'obiezione di coscienza "estranea al comandamento cristiano dell'amore", don Milani scrive con i ragazzi la Lettera ai cappellani militari, nella quale prende posizione a sostegno dell'obiezione di coscienza.
Inviata a giornali e riviste verrà pubblicata solo dalla rivista comunista rinascita. Ciò genera non solo una campagna stampa denigratoria contro di lui ma anche una denuncia da parte di ex cCombattenti "per apologia di reato". Verrà condannato in appello post mortem.
Lettera ai giudici (1965)
In vista del processo nasce un altro testo collettivo la lettera ai giudici nella quale riflette sull'educazione alla libertà di coscienza. Sul rapporto tra coscienza e legge Da un lato la scuola deve formare nei ragazzi il senso della legalità Dall'altro la volontà di leggi migliori cioè il senso politico bisogna Allora educare a osservare le leggi quando sono giuste cioè quando sono la forza del debole e abbattersi per cambiarle quando vedranno che non sono giuste, cioè quando sanzionano il sopruso del forte.
Tuttavia educare gli allievi alla disobbedienza civile non basta: è necessario formarli alla responsabilità e al senso sociale. Il motto "I Care" (me ne importa) affisso a Barbiana.

Testimonia l'invito a superare sia l'egoismo sociale, sia il disimpegno individualistico, in netta opposizione e discontinuità con la diseducazione etico-civile ereditata dalle pedagogie adultistico-repressive e dal fascismo, fondata sull'obbedienza aritica.
Lettera a una professoressa (1967)
L'occasione per la stesura della terza lettera matura negli anni seguenti a fronte delle bocciature che respingono alcuni ragazzi iscritti all'istituto magistrale, ma si interseca anche con l'analisi critica del primo triennio dopo l'introduzione in Italia nel 1962 della scuola media unica, elevando a 14 anni l'obbligo scolastico e unificando i percorsi post-elementari.
La lettera ribadisce la diffidenza verso le teorie e le tecniche didattico-pedagogiche, costituendo un "canto di fede della scuola". Allo stesso tempo denuncia la dispersione scolastica, incrementata dall'abuso di bocciature e una critica del sistema scolastico che attraverso docenti asserviti agli ideali borghesi, riproduce le ingiustizie sociali.
Agli insegnanti si propone di applicare riforme strutturali:
- rendere effettivo il tempo pieno
- eliminare le bocciature
- rendere la motivazione il motore dell'apprendimento
- collegare la scuola alla vita
- tenere conto delle disuguaglianze
- respingere l'"ideologia delle doti innate"
Pedagia della parola
Il fine ultimo è dedicarsi al prossimo, ma il fine educativo immediato è di "intendere gli altri e farsi intendere". Quindi studiare le lingue, quelle vive, e non solo l'italiano.
«È solo la lingua che fa eguali. Eguale è chi sa esprimersi e intende l'espressione altrui»
Si delinea così un itinerario scolastico che , nel garantire una cultura generale di base, genera equità sociale, offrendo anche ai più svantaggiati la possibilità di rifiorire.
Gli effetti
Gli scritti di Don Milani nascono da un profondo desiderio di confronti di dialogo di costruzione personalistica e comunitaria del sapere, dell'esistenza e della società. Da essi emerge una considerazione positiva dell'educazione come impegno, come adesione alla situazione dell'altro, come assunzione di responsabilità.
Tra i testi collettivi, Lettera a una professoressa diventerà immediatamente un'icona della contestazione studentesca del '68 nella quale assume una duplice connotazione simbolica: un attacco alla scuola autoritaria selettiva (ma in una prospettiva descolarizzatrice, non milaniana), oltre che una critica alla società classista e borghese che quel sistema scolastico riproduce.
La proposta scolastica educativa di Milani mantiene una connotazione esemplare nel contesto contemporaneo perché fondata sul nesso tra padronanza linguistico-culturale e piena cittadinanza.
Essa resta inoltre l'emblema della necessità di un educazione liberatrice per tutte le situazioni di” periferia” e di marginalità, amplificate dalle crisi socio-economiche e dalle rivoluzioni tecnologiche digitali generate dal neoliberismo del terzo millennio.