Relazioni genitori-adolescenti: una prospettiva psicologica

Le relazioni tra genitori e figli adolescenti si inseriscono in un quadro complesso di dinamiche evolutive che coinvolgono aspetti emotivi, comportamentali e sociali.

La contemporaneità ha visto l’affermarsi di un modello di narcisismo familiare, in cui la centralità del successo individuale e della realizzazione personale si riflette nei rapporti genitori-figli. Secondo Lancini et al. (2020), i genitori contemporanei si sono spostati da un modello normativo, fondato su regole e disciplina, a un modello affettivo. In questo contesto, il bambino è pensato, progettato e desiderato come un figlio unico o altamente sovrainvestito, la cui felicità e realizzazione sono considerate prioritarie. Esperienze come colpa, punizione o frustrazione sono spesso bandite, in quanto percepite come incompatibili con il benessere del bambino.

Questa impostazione può portare a una polarizzazione emotiva, in cui emozioni positive come gioia e successo sono accolte e valorizzate, mentre emozioni negative come dolore e fallimento vengono messe a tacere o ignorate. Gli adolescenti crescono così con una fragilità narcisistica, caratterizzata da una tensione costante verso l’ideale e una scarsa capacità di gestire il dolore o il fallimento. Questo può tradursi in un aumento dei disturbi internalizzanti, come depressione e ansia, o esternalizzanti, come comportamenti aggressivi o trasgressivi.

Cosa accade durante l’adolescenza?
Nel passaggio verso l’età adulta, gli adolescenti affrontano diverse sfide psicologiche. Tra queste, vi è una ricerca spasmodica di esperienze valorizzanti che possano nutrire un’autostima grandiosa. Tuttavia, quando la realtà non corrisponde alle aspettative, si manifestano sentimenti di vergogna, inadeguatezza e insoddisfazione. Alcuni adolescenti, per paura di deludere i genitori, continuano ad aderire all’ideale di figlio perfetto, sviluppando una difficoltà nel distinguere tra ciò che desiderano realmente e ciò che è stato indicato loro dai genitori. Questo può portare a forme di iper-adattamento, in cui il dolore e il fallimento vengono nascosti per non ferire l’altro, con possibili esiti come disinvestimento dalle attività, condotte trasgressive o azioni sul corpo.

Gli stili educativi
Gli stili educativi rappresentano il clima emotivo che i genitori creano nel rapporto con i figli. Darling e Steinberg (1993) definiscono lo stile educativo come l’insieme degli atteggiamenti che i genitori manifestano nei confronti dei figli, influenzando il loro sviluppo. Gli stili educativi non sono statici ma si adattano alle caratteristiche dell’adolescente, che svolge un ruolo attivo nel modificare il comportamento genitoriale (Grusec, 2011).

Le principali tipologie di stili educativi, descritte da Baumrind (1971, 1991) e Maccoby e Martin (1983), includono:

  1. Autorevole: I genitori bilanciano sostegno emotivo e controllo, favorendo la sperimentazione autonoma. Questo stile promuove autonomia, competenza sociale e benessere psicologico.
  2. Autoritario: I genitori impongono regole rigide con scarso dialogo. Gli adolescenti possono sviluppare ansia, perfezionismo o comportamenti aggressivi.
  3. Permissivo: I genitori sono molto affettuosi ma non impongono regole. Questo può portare a scarsa autodisciplina e comportamenti devianti.
  4. Negligente: I genitori sono poco coinvolti nella vita dei figli, con conseguenze come incompetenza sociale, difficoltà scolastiche e devianza.

Un aspetto cruciale degli stili educativi è il controllo, che può assumere due forme principali:

  • Controllo psicologico, descritto da Barber (2002), si manifesta come manipolazione emotiva e intrusività, con effetti negativi sullo sviluppo.
  • Controllo comportamentale, che consiste in regole e supervisione delle attività dei figli, con effetti protettivi contro comportamenti devianti.

La comunicazione genitori-figli
La comunicazione è un elemento centrale nel funzionamento familiare. Secondo l’approccio sistemico (Fruggeri, 2019), la famiglia deve mantenere un equilibrio tra stabilità e cambiamento. Olson et al. (1985) hanno distinto due tipi principali di comunicazione:

  • Comunicazione aperta, caratterizzata da messaggi chiari e supporto emotivo, che favorisce il benessere psicologico.
  • Comunicazione problematica, che include evitamento e falsificazione, limitando la crescita dell’adolescente.

Gli adolescenti percepiscono generalmente la comunicazione con la madre come più aperta rispetto a quella con il padre, mentre i segreti e le confidenze diminuiscono con l’età e l’inizio delle relazioni sentimentali.

Il conflitto genitori-figli
Il conflitto è una componente naturale delle relazioni familiari, spesso legata alla ricerca di autonomia da parte degli adolescenti. Può nascere da divergenze su norme, regole o comportamenti. Sebbene i conflitti siano percepiti come negativi, possono avere una funzione costruttiva, stimolando il cambiamento e favorendo l’individuazione.

I temi di conflitto variano con l’età e riguardano ambiti come orari di rientro, uso del denaro o compiti domestici. La gestione del conflitto può avvenire attraverso strategie come compromesso, evitamento o aggressione, ma il dialogo rimane la modalità più efficace per risolvere le divergenze.

Fonte:

Psicologia dell'adolescenza

A cura di Augusto Palmonari

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